Cose dell’altro mondo!

Io e il mio ginocchio sinistro, ormai, abbiamo raggiunto un equilibrio. Cioè, conversiamo amabilmente: io gli comunico cosa mi piacerebbe fare e lui ne prende atto, poi però fa di testa sua. Mi piace questa sua capacità di ragionare con la sua testa, ancorché, talvolta, sembra farlo in modo che a taluni parrebbe animato da volontà sperequative nei miei confronti. Inizialmente gliene facevo una colpa, lo rimproveravo, gli rinfacciavo la ossequiosa obbedienza del suo gemello, quello di destra, intendo. SampieriPoi ho cominciato ad apprezzarne l’autonomia decisionale, l’imperturbabilità rispetto ai diktat definitivi ed assoluti, quella certa insofferenza per le gerarchie. In estate le nostre conversazioni si fanno più serrate, talvolta appaiono come delle vere e proprie disfide. Ora, mi pare evidente che io dipendo da lui almeno quanto lui dipende da me, e il nostro è un rapporto orizzontale, credo ci sia rispetto reciproco. La mattina mi alzo presto, mi piace raggiungere il promontorio di primo mattino, quando le masse ancora smaltiscono le bisbocce della sera prima. Quindi, prima di avviarmi sull’arenile, concordiamo una linea di condotta. Io lo interrogo sulle sue volontà della mattina, in particolare gli chiedo se gli andrebbe il piccolo trotto sulla spiaggia, oppure il passo svelto, quello che fa bene al colesterolo – cerco di blandirlo, dicendogli “siamo parte di un tutto, ne avresti giovamento anche tu” -, oppure la passeggiata meditativa. So che qualunque sarà la scelta lui agirà in modo estemporaneo, deciderà sul momento se cedere di schianto, oppure bloccarsi, gonfiarsi come un prosciutto, o scricchiolare con raccapriccio, nell’atto di volermi comunicare rumorosamente il proprio dissenso. Di recente non obietta, credo abbia gradito certe pasticche comprate in erboristeria che lo rianimano, lo fanno sentire più appagato e considerato, non più una minoranza relegata in un angolo, laggiù in basso. Certo, obietto io, va bene consentire la corsettina, ma anche tu, che vizi borghesi: pasticche, ciascuna delle quali costa quanto un caffè espresso. Ed a proposito di caffè, è di questo che si tratta. Insomma, l’arrivo al promontorio prelude, a prescindere dall’accordo col mio ginocchio, alla sgambata in tenuta da Orzowey sino al borgo. Tre chilometri esatti da percorrere sull’arenile deserto, poi lì caffettino al chioschetto, quindi il ritorno, gli stessi tre a ritroso. Giunti in prossimità del promontorio nuotatina, sigarettina (scusate l’abuso di diminutivi, è frutto di un certo meridionalismo che mi è rimasto appiccicato addosso ed ora non riesco a sbarazzarmene), poi a casa, prima che il sole divenga cattivo e che, soprattutto, le masse rumorose – poche quest’anno, dev’essere la crisi -, con i loro ombrelloni branditi come Durlindane, i tamburelli schioccanti, i palloni sgonfi, solletichino certe mie sopite agorafobie. Negli ultimi giorni, però, durante la sgambata, succede una cosa strana: a guardare la TV quella spiaggia dovrebbe essere invasa da torme di selvaggi inferociti con l’osso al naso e la sveglia al collo e che preparano pentoloni per bollire l’uomo bianco. Ed invece, altro che migranti, l’invasione c’è, ma di extraterrestri. Ve l’ho detto, io sgambetto sull’arenile come Tarzan, in costume da bagno e piedi scalzi, non mi formalizzo, sono un uomo rozzo, la spiaggia dal mio punto di vista limitato serve a questo, tanto più che è libera. Quelli, invece, si capisce che non sono di questo mondo, che sono creature d’altri pianeti, giacché sono abbigliate in modo diverso: si, all’apparenza sembrano come noi, come noi da molto giovani, ma poi indossano tutine attillatissime, traspiranti, aerodinamiche, per fendere l’aria mentre corrono, penso, o per difenderli dai germi aggressivi del nostro pianeta. E poi hanno fili che li avvolgono dappertutto: fili che vengono fuori da fasce ai polpacci, ai polsi, alla cinta, al collo, alle caviglie e poi orecchie tappate con cuffie ed auricolari (credo dipenda dal fatto che nel loro pianeta il rumore della risacca sia considerato un po’ come da noi certa musica delle nuove generazioni e, giustamente, se ne isolano), occhiali iridescenti, forse i resti di uno scafandro da astronauta, scarpe con sospensioni ed ABS. Io mi sento a disagio, e quando leggo nei loro occhi l’espressione di disgusto nel vedermi al trotto conciato in quel modo primitivo, mi inibisco e rallento (pratica in cui sono un esperto). Non vorrei dare dei terrestri un’immagine di generica trascuratezza. Ma che ci sarà collegato a tutti quei fili, gli strumenti con cui comunicano con l’astronave? O forse hanno paura di perdersi in spiaggia e si portano dietro un navigatore satellitare? Il punto è che l’altra mattina, erano tutti così in spiaggia. E allora delle due l’una, o hanno completato l’invasione, e quelli della mia specie, i terrestri, intendo, se li sono portati sul loro pianeta per il ripopolamento di certe foreste spaziali, oppure… oppure, non me ne sono accorto e l‘extraterrestre sono io. E vabbè, come faccio a capire certe cose, sono cose d’altri mondi.

20 pensieri su “Cose dell’altro mondo!

  1. Grazie per averli fatto fare quattro risate.
    Ho abbastanza fantasia e ti ho visto tra quegli alieni, guardato con commiserazione. Attento a non sfrugugliarli, però, non si sa mai.
    Cristiana (che t’invidia)

    • Oh, me ne guardo bene dallo sfruguliarli, mica voglio essere rapito ed essere vittima dei loro esperimenti… magari mi dotano di cardiofrequenzimetro, tomtom e contapassi. E io sui fili ci inciampo, se va bene, ma sono convinto che mi ci impicco, non ho la stoffa… :-)

  2. Il tuo ginocchio è un vero ribelle! :)
    Ma che è ‘sta mania collettiva di correre? Bleah che schifo! La gente non fa altro che parlare di corsa, di maratone, si misurano i tempi, i peggiori sono quelli che la buttano quasi sul sentimentalismo (in realtà, in qualunque contesto sono i peggiori).
    Per me possono fare ciò che vogliono, ma non lo devono far pesare agli altri. Forse, vogliono le pacche sulle spalle in segno di approvazione, come quelli che leggono un libro o vedono un film in lingua originale, e non fanno altro che sottolineare questo particolare?! :)

    • Mah!!! Cosa vuoi che ti dica, viviamo tempi grami in cui si pensa che chi si ferma (o persino rallenta) è perduto. In quanto all’approvazione, la mia non l’avranno, dovrei abiurare a principi per me inviolabili. Ritengo il sottoporsi a immani fatiche una insopportabile autoflagellazione che nasconde la volontà inconscia di farsi perdonare peccati incoffessabili. Un paio di anni fa, una persona diceva che era stata in palestra ed aveva fatto dieci chilometri sul Tapin roullant (si scrive così?) ed io le ho chiesto quanto distasse la palestra da casa sua: circa cinque chilometri. Insomma, anda e rianda a piedi avrebbe risparmiato pure la retta della palestra. Pagare per patire, il massimo della perversione… sic! tempi grami, dicevo!

  3. Bel racconto di vita vacanziera oggi, e gran pezzo di Eugenio Finardi…me la sento nelle orecchie ancora, e non l’ho manco ascoltata (sono un mutante, ho la radio innestata nelle orecchie?).

    • No, è che certe cose sono autoinnestanti, poi trovano una nicchia tra i neuroni e ci stanno per sempre! Le togli solo con la lobotomia!!!

  4. Eh, vecchio mio…ma tu sei in una delle provincie più belle d’Italia, lo sai vero?
    Se sei del ragusano, è perfettamente inutile che io ti spieghi altro. Se non sei di quelle parti e ci sei andato come semplice meta di vacanza, allora lascia perdere gli extraterrestri perchè intorno a te c’è un mondo di infinita bellezza !
    E con un angolo di galassia così, bisogna assolutamente rallentare…

    😉

    • E’ vero, lo ammetto, sono proprio di lì… anche se ormai ci vengo solo in vacanza, in estate e per le feste comandate, intendo. Per il resto sto altrove, ben più a nord! Ma certo la distanza dalle “radici” non è mai sufficiente per spegnere quel pezzo di DNA che fa finta di essere un freno a disco!!! :-)

      • Una delle cose più divertenti degli ultimi anni è la presenza di un’altra presenza aliena: quella che finalmente ha scoperto la bellezza della provincia di Ragusa grazie al Commissario Montalbano.

        ” Mi scusi è questa la strada per arrivare alla casa di Montalbano? E dove trovo invece gli uffici ? ”

        E’ uno dei tratti più tipici del nostro tempo: le cose acquistano senso solo in quanto rappresentate da media e TV. Sono in quanto appaio.

        Buona passeggaiata, Giò ! E non scordare una buona granita di limone o una cassata, che noi le calorie noi non le contiamo ! 😉

        • Tu non hai idea di quante volte mi hanno fermato per strada a chiedermi dov’è Marinella, o Montelusa, Vigata o la Mannera… e non hai nemmeno l’idea di dove li ho mandati! :-)
          La granita sempre e comunque, ma anche di mandorle tostate o gelsi, e ci sono certi rosoli che con la cioccolata di Modica stanno così bene… :-)

  5. Ciao Giò!
    Simpatico il tuo ginocchio, dimostra carattere 😉
    Mi piace il tuo giro del mattino, e poi il caffè è sacro!
    Per gli alieni… toglimi la curiosità: sono verdi?? Battuta a parte, mi raccomando, difendici dall’invasione!!
    Buone vacanze!!!!!!!!!!!!

    • Credo che il mio ginocchio abbia coscienza di classe… :-) per gli alieni, mi sto attrezzando con potentissimi anticorpi: mi faccio venir su il colesterolo. Magnifiche vacanze anche a te Flor e grazie!

  6. Ah ah ah … quanto ti capisco!
    Proprio ieri, nel tardo pomeriggio, sono andato a fare una corsetta ed anche io ho incrociato gli alieni di cui parli … mi chiedevo cosa pensassero di me, così primitivo e trasandato!
    Un saluto a te…e al tuo ginocchio! :)

    • Siamo appena tornati dai nostri incontri ravvicinati del terzo tipo, io e il mio ginocchio, intendo! Un saluto anche a te, anche da parte del mio ginocchio che ringrazia di cuore per il pensiero! :-)

  7. Mi sono lasciata contagiare dalla tua lentezza,così ho letto lentamente il post,l’ho assaporato nei dettagli.Spero che il ginocchio abbia messo giudizio e che gli alieni ti abbiano evitato,proprio come un alieno,lasciandoti la libertà di godere della splendida spiaggia a tuo piacimento:c’è da fare il pieno di sole,di profumi,di ..cosedicasa, prima del ritorno.Un saluto dalle spiagge nere ,sotto il vulcano.

    • Le lave nere :-) ciottoli taglienti! Mah, che dirti, il mio ginocchio continuerà a fare ciò che vuole, ed io continuerò a lasciarlo fare! Gli alieni non mi avranno, soprattutto non avranno la malasorte né il vezzo di togliermi i profumi di casa! Ti auguro un magnifico scorcio di vacanze marine!

    • Un caro augurio anche a te, per questo scorcio di strana estate che rimane! A resto e buon tutto. :-)

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