Lavorare stanca (Parte 2 – la vendetta)

Insomma, le feste finiscono. È cosa consueta che tutto ciò che ha un inizio poi, come tutte le cose umane, deve anche finire. Lo diceva Giovanni Falcone della mafia… eppure. Ad ogni buon conto l’arrivo delle feste per me è sempre fonte d’angoscia giacché conosco da sempre come va a finire: come sono arrivate se ne vanno. Ho meditato a lungo durante questo periodo di riposo su questi ed altri problemi che attanagliano i nostri tempi grami, non ultima la questione che è ormai nota al mondo, e cioè che il lavoro mortifica l’uomo e lo rende simile alla bestia, valutazione suffragata dal vederne gli effetti durante la sua lontananza, con sguardo fermo ma distaccato. Lo so che poi arrivano le bollette, che bisogna far la spesa e tutta roba di questo tipo, e che, dunque, obtorto collo bisogna lavorare. E lavorare stanca. DSC_0011Ora, lo so che c’è un sacco di gente che adora il proprio lavoro (anch’io amo il mio, su questo non ci piove), ma occorrerebbe che ci fosse un limite al lavoro ché il tempo è assai prezioso e non basta il salario a pagarne una frazione minima. Così avrei pensato di mettermi a elaborare un progetto, uno di quelli pensati in modo serio e professionale, da presentare per farmelo finanziare a comuni, regioni, province, ministeri, governi, comunità europee, all’ONU, all’UNESCO, a chi ci pare ed in definitiva a tutti. Un progetto sulla cui realizzazione garantisco col sangue, altro che quelle cose un po’ da italietta che uno fa un progetto poi dilata i tempi, cincischia, scarabattola, ne fa un pezzo, una pinzillacchera, poi dice sono finiti i soldi e ne chiede ancora, dunque rimaneggia, fa un favore ad un cugino, all’amica, ed ancora all’amica dell’amica, distribuisce prebende e paga una cena a questo ed a quello, sfrutta, viaggicchia, espatria, trasferisce, rottama, costruisce, guerreggia e fa morti, lutti, feriti… Io no, prometto che lo realizzo, direi alle alte istituzioni di cui sopra, ve lo metto per iscritto che non dilaziono, che non derogo, che non indugio. Se volete ve lo sottoscrivo come in antico rituale pagano offrendo in sacrificio una goccia del mio sangue, la ceralacco e ve la mando, a mò di timbro, anzi no, di fideiussione. Ma ecco in che cosa consiste questo progetto arguto e geniale, le cui ricadute sociali sono enormi: insomma, se mi danno un compenso adeguato, bastevole sino alla pensione, io giuro che non faccio niente, nulla, nada de nada. Mi sveglio al mattino quando mi pare, mi prendo il caffé e mi ci fumo sopra una sigaretta, poi faccio una passeggiata, mi leggo un libro, che ne so, mi potrei mettere a dipingere, scattare qualche foto, ma solo se ne ho voglia, cucino pregiate caponatine, o frittate di cipolle all’uopo, ma mi asterrò comunque da qualsiasi attività lavorativa che dir si voglia ed a scopo di lucro o che non sia puramente ed unicamente gratificante per il corpo e lo spirito… Che ve ne pare? Dite che non è un gran progetto, che non merita attenzione? E perché? Ma se elargiscono fior di milioni a certi ceffi che stanno nelle consociate, nelle municipalizzate, nei C.d.A. di banche e che poi fanno dei danni incommensurabili, perché non pagare qualcuno che, finalmente, garantisce a costi assai meno onerosi per la colletitvità che non farà alcun disastro giacché si ripropone statutariamente di starsene fermo, immobile, inerte?
Oh, io ci provo, chiedere è lecito, rispondere è cortesia! E nel frattempo vi lascio con questa cosarella, una di quelle che piacciono a me. Buon tutto a tutti e che la lentezza sia con voi!

24 pensieri su “Lavorare stanca (Parte 2 – la vendetta)

  1. Come idea non è proprio niente male.
    Io mi propongo come socia. Può anche essere che il progetto piaccia ai nostri governanti, così ci becchiamo pure noi il contributo di un milione di euro all’anno come radio Padania e radio Maria.
    Chiamalo niente! ^_^
    Ciao. Buon tutto anche a te.

    • Come un milione di Euro? Almeno tre, visto che siamo già in due mi sembra una cifra accettabile… bisogna essere realisti, dunque chiediamolo l’impossibile! :-)

  2. Tutto ciò è meraviglioso e coinvolgente. Sono senza parole. 92 minuti di applausi. Un post stupendo e una foto che è veramente grandiosa.
    È un progetto bellissimo che io condivido e sostengo con entusiasmo.

    • Sono commosso… :-) Sono queste le cose che ti danno il coraggio di provarci. Faccio così, aggiungo la richiesta di un altro milioncino e ti affido una parte del progetto anche a te! Quindi, prepara da bere per tutti!

  3. Direi bello e divertente questo post, dall’inizio alla fine (con colta citazione, che paragona finemente le Feste alla mafia …ah, ah, ah). Direi che il progetto è perfetto, e, se ci fosse qualcuno in alto con sale in zucca, te lo approverebbe. Un Nicolini, assessore dell’effimero (ma non ci sono più politici così, purtroppo).

    • Da Giò su Lavorare stanca (Parte 2 – la vendetta) #

      Oh… Argan e Nicolini, che magnifici disseminatori della bellezza del “non fare” per ottenere ciò che in fondo cerchiamo! :-)

  4. O tu o meravigliosa, mai stancante pigrizia—gli occhi ben spalancati ad un cielo-mistero che porta dentro il suo nulla-tutto da capire, le orecchie che ti tendono di vento

  5. Buon anno, Giò! Direi che un progetto del genere è fantastico e merita il massimo sostegno possibile. Non solo dovrebbe essere finanziato, ma anche sostenuto e incoraggiato in tutti i modi possibili!
    Abbiamo bisogno di finanziare questo tipo di idee, invece di tanti che lavorano come pazzi per creare danni enormi !!!
    Dirò di più: andrebbe aperto un capitolo di spesa già solo per incoraggiare ed estendere la lentezza…
    :-)

    • E buon anno anche a te… un anno lento e denso di cose straordinarie! Ripensare il lavoro come accelerazione parossistica, il fare per forza qualcosa, sono dogmi che – lentamente ma inesorabilmente – occorre superare. Bisogna andare oltre, si “deve” vivere piano, si può vivere meglio, e, se è necessario fermarsi proprio a riflettere! Riflettere su cosa? Boh! Basta che ci fermi per farlo, secondo me il resto verrà dopo. :-)

  6. Appoggio in pieno, e con entusiasmo, il tuo progetto, Giò, dichiarandomi pronta a diffonderlo come “IL VERBO”, e mettendo a tua disposizione tutti i mezzi (scarsini ed obsoleti a dir la verità, ma genuini) di cui dispongo: il mio blog, le mie pagine fb, affissione di manifesti (tazebao, sotto forma di lenzuoloni bianchi con scritte al neon, che si possano scorgere già dall’entrata nel GRA), volantini nelle cassette delle lettere e a pioggia, lanciati festosamente dall’alto da elicotterini telecomandati, quelli per bambini, come coriandoli a colorare di festa gli umori, in un anticipo sul carnevale.
    Se hai bisogno di una segretaria per avviare questo tuo progetto, conta pure su di me :)

    • Sto facendo ottimi proseliti… MI sa che è necessario che pensi ad un post dove lanciamo l’idea condivisa di un manifesto sul vivere lentamente e sul lasciare il lavoro sullo sfondo (molto sullo sfondo), sostituendo ogni iperattivismo con una rivoluzionaria pigrizia. Magari mettiamo su un movimento e prepariamo una convention… Chissà! :-)

  7. Appoggio il tuo progetto purché prometti di dedicare almeno una piccola parte del tempo ritrovato agli altri, al loro bisogno di ascolto o di aiuto!
    Ti ringrazio per il video con i versi di Pavese, mi hai regalato qualche minuto di poesia e riflessione.
    Buona serata.

    • E per forza… a che serve avere un progetto che consente di guadagnare tempo se non se ne condividono gli effetti taumaturgici con gli altri? :-) Grazie Mr. e una magnifica serata anche a te.

  8. Per lo Stato sarebbe una sorta di assicurazione contro terzi, vedrai che ne saranno entusiasti e ti daranno una laurea honoris causa.In pratica, hai scoperto l’uvo di Colombo.
    Triste il filmato, in cui si avverte la silitudine di Pavese.
    Ciao siculo,grazie dei commenti.
    Cristiana
    .

    • Ma infatti… un’assicurazione contro terzi. :-) Pavese riesce sempre a colpire bersagli profondi e per nulla esposti. Abilissimo chirurgo dell’anima.
      Grazie a te Cristiana!

  9. Sei un genio! Ed ho detto tutto.
    Lavorare stanca e tornare a lavorare è deleterio, quasi mortale, quasi come per il detenuto rientrare dopo l’ora di boccata d’aria. Premetto che adoro il mio lavoro, ma il 7 gennaio è il giorno mortifero.
    Detto ciò, grazie caro Giò della tua visita! Riprendiamoci e proseguiamo, sempre, con il sorriso. Un abbraccio :)

    • Grazie Flor… il lavoro è una piaga sociale. Se lo conosci lo eviti. Ma ne siamo vittime perché c’è della gente malvagia che conitinua a mandarci bollette d’ogni fatta – ma come si permettono? – e ci fanno pure pagare per bere e per mangiare. Roba da matti. Buon tutto Flor e che la lentezza sia con te! :-)

  10. Sai quanti posti di lavoro si libererebbero per i giovani entusiasti dando una scossa all’ economia?
    Ciao Giò, l’hai poi fatto quel viaggetto dalle mie parti di cui parlavi l’altr’anno…
    Oddio come si scrive????
    Wow, ho scritto bene, ho contollato, incredibile 😉

    • Come hai fatto a capire che era proprio questo che intendevo, liberare un posto di lavoro per un giovane volenteroso. :-) Sono stato proprio da quelle parti un po’ di sgambescio, in modo sbilenco, utilizzando camminamenti più verso l’entroterra malatestiano e del Montefeltro, sin verso la Val Marecchia! Che spettacoli che si vedono.

        • San Leo, con scorta di formaggi di Fossa e delusione per non aver ritrovato un barettino dove facevano un Elisir di Cagliostro che deponeva per l’esistenza di divinità sconosciute ed apriva nuove strade ad una nuova era dei Lumi. :-) Poi, ovviamente, puntatina alla locanda Ciacci, per non farsi mancare nulla. Ci tornerò, dalle parti di Pennabilli, a Petrella Guidi, per andare a trovare cari amici.

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