Merito mio!!!

Latito dal blog da un po’. Non è che non avessi voglia di scrivere, è che mi sono trovato affastellato in faccende varie, non ultima la ripresa della scuola, con annessi e connessi, o farei meglio a dire sconnessi. La solita solfa, l’orario da fare, le programmazione, i supplenti che non si sa se arrivano in tempo, e poi anche quelle notizie che in maniche bianche di camicia annunciano al popolo che questa volta si fa sul serio, Lavoroche scordiamoci l’aumento che sembrava dietro l’angolo, perché quello lo beccano solo i prof meritevoli, quelli che hanno capito che lo spirito moderno ed aziendale deve lasciare il posto a certe pleistoceniche pulsioni umaniste. E di lì l’amara constatazione: mai e poi mai sarò meritevole. Oh, intendiamoci, per quanto io non abbia mai avuto velleità iperattivistiche, quando entro in classe do il meglio che posso, sono quindici anni che non mi prendo un giorno di malattia e nello stesso periodo i permessi me li possono contare sulle dita di una mano. Mi sono letto don Milani, ecco cosa mi ha fregato, le cartacce, le schedine, i purgatori non mi interessano. Eppure sono queste cose, l’efficientismo contabilizzabile che determinerà il merito. Sarò meritevole solo ed esclusivamente se sarò migliore degli altri, se porto a casa il risultato, se faccio presto. Ovvio che essendo la coperta troppo corta la speranza di riuscire dipende essenzialmente dal fallimento degli altri. Così, se voglio essere qualificato come efficiente, i miei colleghi devono essere meno bravi di me. Atteggiamento giusto per considerare la collaborazione, il lavoro di concerto, come una follia bolscevica e collettivista. La competizione abbia inizio: io sarò il più bravo, sarò arrivato “uno”, e che gli altri anneghino e mentre lo fanno una bastonatina, così, tanto per non fare prigionieri che quelli costano e pesano sul bilancio dello stato. E becco il premio, ventisette Euro di aumento. Me li sparo tutti in un giorno comprando finalmente quella bottiglia di Barolo (ogni due mesi, che uno non basta) che mi farà dimenticare di essere stato bastardo dentro, di non aver passato la copia, di essermi tenuto per me il segreto definitivo della strategia pedagogica: addestrare ai quiz, stile patente, ragazzi cui invece dovremmo insegnare a sviluppare senso critico e non a mettere crocette. Ma la valutazione deve essere oggettiva, quando mai il meritevole è capace di definizioni oblique e divergenti, s’abbassa il PIL e l’OCSE ci richiama all’ordine, la camicia bianca arrossisce, gli viene la bile e ci mette alla porta, ci svecchia. Dice, probabilmente, che portiamo sfiga, che non ci apriamo al mondo! Vabbè, sapete che vi dico, ai miei alunni voglio insegnare a porre le domande giuste, non a rispondere a quelle degli altri, al questionario cash & carry. E pazienza se il Barolo lo scambio con il Nero d’Avola, ne conosco un paio con ottimi rapporti qualità prezzo. Delle camicie bianche farò a meno, tanto più che ho lasciato una bella macchia di ferro da stiro sull’ultima che avevo. E voi beccatevi questa cosa qui.

31 pensieri su “Merito mio!!!

  1. …. triste, tristissima la situazione della nostra società attuale. Il problema è che, evidentemente, ce lo meritiamo, in fondo ci sta bene così, altrimenti troveremmo il modo di cambiare “il sistema”…
    Saluti.

    • Il punto è che mi sa che “il sistema” siamo tutti noi… indovina, dunque, da cosa occorrerebbe iniziare?

      • … da noi stessi, certo. Ma per ottenere dei grandi cambiamenti è necessaria l’unione delle forze di molti individui. Se continuiamo ad occuparci di quel che ci divide ( dalla squadra di calcio alla religione, dal partito politico al colore della pelle…) piuttosto che di quel che ci unisce ( abbiamo tutti bisogno di qualcosa di diverso rspetto alla società odierna…) non cambierà mai, mai nulla …
        Buona serata.

        • Hai ragione. Bello sarebbe se “noi stessi” fosse soggetto collettivo, in cui le differenze sono ricchezza e non oggetto di divisione permanente! Ahimé c’è un divide et impera che è divenuto categorico, proprio a cominciare dal trattare la scuola in termini di mera competizione e non di istituzione di fondamentale formazione sociale, proprio come qualcuno ra i padri costituenti, avrebbe voluto che fosse. Speriamo in meglio, nella nascita d’una grande coscienza collettiva non più ad escludendum.
          Per intanto, in attesa di quel sol dell’avvenire, una buona serata anche a te Mister!

  2. Non riesco a stare dietro alle fantastiche avventure del mondo della scuola, mi mettono ansia.
    E quindi, attraverso un test si dovrebbe capire e giudicare la capacità e la bravura di un’ insegnante? Aaahh, andiamo sempre meglio!

    E’ proprio vero:”Astariti è la dimostrazione vivente che la scuola italiana funziona con chi non ne ha bisogno!” (cit.)

  3. Non esser meritevole può rivelarsi un merito!

    …..essere minoranza assoluta, un puntino minuscolo e giocoso, in continuo movimento all’interno di un firmamento compatto ed immobile: essere un punto interrogativo in uno schema di punti esclamativi.

    Hai tutta la mia stima, Giò :)

    (bellissimo il brano di Jarrett )

    • Gazie, sai che è stima ricambiata. :-) E poi essere minoranza toglie dall’assillo di guardarsi riflessi negli occhi degli altri, preoccupati di non apparire adeguati. Ci si muove liberamente, rimbalzando le convinzioni monolitiche. In fin dei conti essere minoranza è jazz, consente di improvvisare, di superare lo schema precostituito, il canovaccio della recita a soggetto. Buon tutto… :-)

  4. La tua frase: “Sapete che vi dico, ai miei alunni voglio insegnare a porre le domande giuste, non a rispondere a quelle degli altri”, sintetizza perfettamente quale dovrebbe essere lo spirito non solo della filosofia, della storia, della pedagogia ecc. ecc., ma della scuola nel suo complesso.
    A meno che non vogliamo che la scuola diventi una… sola (nel senso mi pare romano di imbroglio, fregatura e simili).
    Anch’io eviterò sempre di adottare la mentalità aziendalista, che ben lungi dal favorire lo sviluppo del Paese, lo ha invece trasformato in un pazzesco miscuglio di luna park, cimitero e bordello.
    Sempre avanti, quindi… e possibilmente, con la camicia rossa, mica bianca!
    Riccardo

    • Che poi, a ben vedere, non so se ci si fa caso a questa cosa, tutti parlano di scuola, ma ce ne fosse uno che sproloquia di grande riforma, di patti educativi, che ci abbia passato un quarto d’ora in una classe di trenta alunni!!! E se posso aggiungere una piccola postilla estetica a quanto hai scritto, con la camicia rossa si vedono meno le grinze! :-)
      Ciao Riccardo

  5. Ah il merito, questo sconosciuto.
    Merito da chi e de che? Per presenza… ce l’ho, per incarichi… da anni controvoglia mi gestisco, mio malgrado, fra ASPP, Multimedialità e sito web, ore lavorative e non (40+40), qualche corso di formazione/aggiornamento…
    Sono arrivata ad una conclusione fondamentale, che si tengano il merito, in cambio mi basta qualche ora in più da dedicare alla ricerca di me stessa :)
    Ciao Giò.
    Francesca

    • Ecco, questo è il punto, qualche ora in più per la ricerca di se stessi, per esplorare… :-) Dovesse avanzartene qualcuna tienimi presente! farò altrettanto con te. Buon tutto Francesca

  6. Ciao Giò,
    bentornato! Che cosa dire? Hai descritto pienamente la situazione, ed in modo eccellente. Anche quest’anno ricomincia la guerra tra poveri, una guerra sempre più voluta e cercata da chi invece dovrebbe rappresentarci e tenere alla nostra qualità di vita come persone e cittadini.
    L’unica cosa che salvo sono i ragazzi, la soddisfazione di entrare in classe e stare con loro fa dimenticare tutta la burocrazia ed il sistema che sta al di là della porta.
    Dai, forza e coraggio! Siamo solo all’inizio… sigh sigh… 😉 😉 😉

  7. Carissimo, bentornato!

    E’ evidente che l’alunno oggi debba essere un cliente e non più uno studente. E il cliente ha sempre ragione.

    L’Università dei punti premio e della laurea junior è già stata ridimensionata: ti devi solo specializzare, le basi e l’approfondimento non servono nel mondo che deve “competere”. Oggi c’è la Cina (ai tempi del Celeste Impero, di Marco Polo e della guerra dell’Oppio invece no; non c’era! Non si commerciava e non esistevano interessi economici interdipendenti 😉 )

    La Ricerca deve essere finanziata solo se produttiva. Uno Come George Boole, che nell’Ottocento perdeva tempo con l’algebra binaria, oggi sarebbe probabilmente considerato un perditempo (non importa se un secolo dopo le sue teorie sarebbero poi diventate il fondamento della moderna informatica).

    Dopo avere sistemato Ricerca e Università, ora bisogna puntare a smantellare la scuola superiore, caro Giò. Licei e Istituti Tecnici: tutta roba che non serve. Dobbiamo ridurre da 5 a 4 anni e snellire i costi.
    I ragazzi oggi hanno internet, lo smartphone, 500 canali TV in alta definizione, sanno già tutto.
    Tagliare, tagliare, tagliare.

    Serve un popolo di clienti e consumatori. Fruitori di servizi.

    PS: Ottimo Keith Jarrett. Purtroppo è cultura e non si mangia. :-)

    • Beh, con Keith Jarrett almeno ci nutramo l’anima. Per interloquire col resto che scrivi, sono d’accordo, l’alunno è un cliente, esattamente come lo è chi fa il biglietto in metropolitana e scende alla fermata richiesta. Io però non credo che lo smantellamento della scuola pubblica – che corrisponde ad un progressivo rafforzamento di quella privata, un progetto trasversale e condiviso – sia dettato dalla semplice necessità di far cassa. Per quello ci sarebbero ben altri salvadanai da saccheggiare. A me pare che la necessità di far cassa, in questo caso, nasconda una visione ideologica dela società, una prospettiva di destrutturazione darwiniana e coatta del cuore stesso della società. La scuola serve a chi non ha altri strumenti per esplorare i propri talenti, e se ne vanifica quindi quel suo ruolo fondaivo che pure non è privo di contraddizioni: avrei preferito la Stoà di Zenone che questa condizione aristotelica dell’insegnamento. Comunque il risultato più marcatamente evidente è che si produrrà una gigantesca “armata industriale di riserva” (cito persone più importanti di me), fatta di braccia che nel mercato globale, in un domani dietro l’angolo, serviranno per competere con le tigri d’oriente. Non è un caso che la destrutturazione della scuola proceda a colpi di ridimensionamento del ruolo delle rappresentanze dei lavoratori e con una revisione restauratrice delle condizioni del lavoro. Il progetto è complessivo e va affrontato complessivamente. Ciò che non sopporto è che tutti – e sottolineo “tutti” – aggrediscono con linguaggi assai poco urbani (per usare un eufemismo) le rappresentanze dei lavoratori, che pure andrebbero riformate ma non cancellate. Vi è una visione condivisa di quella visione ideologica e semmai si guerreggia per chi debba realizzarla.
      Grazie per il tuo intervento come sempre appropriato e puntuale e buon tutto!

      • Si, Giò, è esattamente così. Alle tue parole, aggiungo anche la necessità di creare quella omologazione di massa funzionale ad una maggiore manovrabilità del gregge.

        Purtroppo (per loro) la scuola resiste (ahimè, non si sa se ancora per molto) grazie alle intelligenze, il cuore, la passione di tanti insegnanti che fanno davvero un lavoro incredibile.
        Siete senza mezzi, umiliati, sottopagati, e noi dobbiamo ringraziare i tanti docenti che fanno i salti mortali donando tantissimo alla società, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione.

        Siete il nostro orgoglio. Io stesso ricordo professori che passavano le notti a correggere compiti in classe, inventare laboratori, studiare, organizzare, aggiornarsi a proprie spese.

        Grazie, Giò! :-)
        Resistete e resistiamo, finchè sarà possibile!

  8. Conosco solo collateralmente il mondo della scuola (spesso sono insegnante nei corsi che i CFP organizzano per gli apprendisti, ma se questo mi da’ qualche idea di quali siano le questioni di didattica pura – come appassionare gli allievi, come valutarli… – mi lascia totalmente estranea alla grande macchina del funzionamento di una scuola), l’aspetto che più mi lascia allibita di quello che descrivi è la competizione che viene incentivata tra gli insegnanti.
    Nei miei mille anni come capo scout ho vissuto l’educazione dei miei ragazzi come un lavoro di squadra tra capi scout, genitori e insegnanti.
    Come può funzionare una scuola dove gli insegnanti non possono fare squadra, non dico con i genitori, ma nemmeno tra loro?

    • Ciao Auryn, ben trovata. Credo che tu abbia colto un elemento assai decisivo del problema, giacché se c’è un posto dove essere competitivi (tra alunni, genitori, insegnanti) non può essere tollerato è proprio il mondo della scuola. Di più credo che questo evidenzi un approccio ideologico alla formazione sociale. La stessa contrapposizione tra assunzione di nuovi docenti e concessione di quei diritti acquisiti come l’adeguamento stimenpdiale di chi è già in servizio da tempo, nasconda la proposta di scatenare un conflitto generazioonale o quanto meno posizionale che non porterà a nulla di buono. La scuola non può e nond eve essere luogo di contrapposizioni di alcun tipo, ma istituzione in cui si realizza la costruzione di relazioni orizzontali, democrazia, partecipazione, attenzione per chi è in difficoltà, costruzione di pari opportunità. A me pare che siano proprio queste le cose che non si vogliono, perché sono il presupposto della nascita di un diffuso spirito critico. Ed allora, divide et impera. Ma chi vien fuori meglio in quella corsa maledetta al primo posto del merito tra un insegnante che lavora in una degradata periferia suburbana di una megalopoli del sud, e quello che insegna in una amena località alpina?
      Buon tutto e grazie ancora per la tua visita!

    • Grazie! Sono anch’io fortunato quando mi chiudo la porta della classe dietro le spalle e sto con loro. In effetti in questo periodo sono piuttosto latitante, l’inizio dell’anno scolastico è sempre piuttosto caotico e convulso. Poi mi sto dedicando ad una cosa. Magari ti mando una mail per farti sapere se vuoi! Buon tutto!

  9. La preside rischia di stramazzare a terra scivolando su scie di saliva. E io che questo è il 33esimo prendo Keith Jarrett chè domani arriva la supplente mia contitolare e sarei stufa di fare l’inserimento a ‘ste precarie, porelle. Ma che palle.

  10. MI associo, nemmeno mi ci metto a gareggiare in questo squallore, che tanto già so che il mio modo di intendere la meritocrazia è altro. E questa scuola mi lascia sempre più perplessa… A volte mi chiedo se l’obiettivo non sia quello di smantellare tutto e progredire verso una frontiera che vede pochi alunni seduti in cerchio per terra e un maestro vestito di stracci che scrive le sue lezioni sulla sabbia.

    • Ci attendono tempi grami… Il problema è quella sorta di imbarazzo permanente che ti attanaglia quando sei nella condizione di dover scegliere se assecondare un gioco che non ti piace e trarne gli eventuali benefici materiali (e forse anche di immagine), oppure fare ciò che in coscienza ritieni giusto. Che la scuola sia il luogo in cui queste due opzioni confliggono in modo così evidente è, quanto meno, surreale.

    • Ciao Cristiana, scusami, sono un po’ latitante dal mio e dagli altri blog in questo periodo, per causa di forza maggiore e di tempi risicatissimi. Ma aggiorno il tuo nuovo indirizzo e vengo subito a trovarti.
      Un caro saluto!

  11. Passo per un saluto, poichè non ti avevo più visto in giro, avevo paura che il merito ti avesse risucchiato :)

    Noto con piacere che non è così, dunque un carissimo saluto.
    Francesca

    • Grazie Francesca… sono stato in varie faccende affaccendato, non le ho evase tutte, ma se non altro sono tronato in possesso del computer dopo periglioso trasloco. A presto! Passo trovarti subito…

I commenti sono chiusi.