Nausee e partenze

Viviamo tempi grami, poca consolazione dal mondo d’intorno, scarse prospettive interessanti nel lungo periodo – ma anche nel medio e nel breve… sic! -. Unica personalissima consolazione (a parte la noiosa preparazione dei bagagli), tra qualche giorno mi concederò un breve, ma certamente corroborante, soggiorno nel Mar d’Africa, lì dove tutto ebbe inizio (per festeggiare l’occasione qualche vecchia polaroid a corredo di quanto scritto). Non credo che trascurerò il blog, intanto beccatevi questa cosa, mentre io mi preparo un’orata pescata ad Orbetello, “all’acqua pazza”, nella prospettiva d’un dentice di Portopalo:
In viaggio
“Io vedo l’avvenire. È là posato sulla strada, appena un pò più pallido del presente. Che bisogno ha di realizzarsi? Che ci guadagna? La vecchia s’allontana zoppicando, si ferma, si tira su una ciocca grigia che le sfugge dal fazzoletto. Cammina, era là, ora è qui… non so più come sia: li vedo, i suoi gesti, o li prevedo? Non distinguo più il presente dal futuro, e tuttavia la cosa continua,si realizza a poco a poco; la vecchia avanza per la via deserta, sposta le sue grosse scarpe da uomo. Questo è il tempo, nè più nè meno che il tempo, giunge lentamente all’esistenza, si fa attendere, e quando viene si è stomacati perchè ci si accorge che era lì già da un pezzo.
Il passato è un lusso da proprietari. Ed io dove potrei conservare il mio? Non ci si può più mettere il passato in tasca; bisogna avere una casa per sistemarvelo. Io non possiedo che il mio corpo; un uomo completamente solo, col suo corpo soltanto, non può fermare i ricordi, gli passano attraverso.-Riflessi
L’essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità. Esistere è essere lì, semplicemente : gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare ma non li si può mai dedurre. C’è qualcuno, credo, che ha compreso questo. Soltanto ha cercato di sormontare questa contingenza inventando un essere necessario e causa di sé. Orbene, non c’è alcun essere necessario che può spiegare l’esistenza: la contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare… ecco la Nausea.” (J. P. Sartre)

8 pensieri su “Nausee e partenze

  1. quante divagazioni……..forse è meglio concentrarsi sull’orata alll’acqua pazza…è sicuramente meno …divagante

    • Però converrai che anche il dentice di Portopalo… non sarà divagante, ma ci porta così in alto…

  2. Il passato è senza tempo, è un’illusione pensare che il passato sia ordinato come il futuro …………… il futuro è una successione di attimi, che si attraversano uno dopo l’altro ……. alcuni anni volano a decine, alcuni istanti sono eterni. Poi tutto si aggroviglia nel passato ………… ma non si stratifica come in una vecchia soffitta, si aggroviglia attorno alle emozioni e vive di vita propria, vive la tua vita fino a che tu la vivi …..

    • Parole sante Luca… forse vale la pena vivere in modo sufficientemente lento da creare le condizioni per quel magico “tamponamento” a catena che farà coincidere ogni istante del passato con ognuno di quelli di la da venire del futuro, finché tutti coincidano in quell’oggi che va respirato in ogni suo attimo. Ci sarà sempre tempo per pentirsene, ma non ce ne è mai concesso abbastanza per i rimpianti.

  3. Il tempo è una categoria dello spirito che sfugge alle improbabili quanto inutili catalogazioni che l’umanità si è affannata a costruire, con la sua smania di misura lo ha parcellizzato, diviso, nel vano tentativo di prefigurare, prevedere, anticipare o addirittura annullare il non senso della vita. Seneca nel ” de brevitate vita” lamenta l’insensatezza degli uomini, la miopia che ci impedisce di coglierne il valore. C’è chi insegue fama, chi gloria e onori, chi bramose passioni, ma nessuno è in grado poi di viverlo. Il tempo è in noi, è durata, l’oggi che è già ieri e domani, così prezioso si sottrae al nostro controllo, ma è nell’animo che può divenire eterno e dilatarsi fino a coincedere con un sempre senza età, alimentato dalle emozioni, dall’autenticità di quei sentimenti che vanno oltre le piatte coordinate spazio-temporali, restituendo all’uomo quell’assoluto che intesse l’universo.

    • Mia cara, mi andrebbe di argomentare a lungo su quello che hai scritto, e mi riservo di farlo appropriatamente. Adeso, dalla riva del mare, mi vengono in mente un paio di cose di uno che è nato ad un passo da dove sono ora (Gesualdo Bufalino), un paio di quelle cosarelle che mi piacciono tanto; te ne faccio – interlocutorio – omaggio asasi volentieri, sperando che tu gradisca: “Quanta fretta! E che smania, ogni giorno, di ingurgitare e vomitar una moda, un autore, un’idea! Mentre non abbiamo ancora finito, temo, di capire i presocratici…”. ed ancora: “Perché così spesso l’immaginario filosofico si cimenta nell’inventare spazi utopici, dall’isola di Gaunilone e Nuvolinaria, mentre esita a fare altrettanto con il tempo?
      C’è la macchina di Wells, è vero, ma è solo un frullatore di secoli: come giocare, su e giù, coi gradini di una scala mobile.
      Per il resto non ricordo che le “calende greche” e qualche arguzia di fantascienza. Nulla che somigli all’incipit vertiginoso di una leggenda africana: “al tempo quando non c’era il tempo”

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