Ritorni!

Arieccomi qua. Mancavo da un bel po’ ed avevo nostalgia del blog. Mi sono assentato per giusta causa, una specie di articolo 18 della rete. Il punto è che c’è qualcosa di spietato in giro per il mondo, altro che spettri che s’aggirano per l’Europa. Qualcosa di spietato cinico e baro, come un destino ineluttabile, che s’accanisce senza ritegno contro il legittimo desiderio di ottemperare ai sacri comandamenti della pigrizia. Insomma, uno come me anela soltanto di starsene tranquillo. Non far nulla è un preciso impegno che ciascun essere umano dovrebbe prendersi per periodi più o meno lunghi. Ed invece quando si decide di fare in modo serio dell’ozio un orizzonte cui tendere con ogni muscolo del corpo, ecco che si schianta su di te una mole improvvisa di lavoro senza precedenti. Ma siccome ogni buon pigro reca in sé anche una buona dose di masochismo, e non facendo io eccezione, ecco che un bel po’ di impegni me li procuro da solo (magari ve ne parlo più in là). Così non mi rimane tempo… ed il tempo è bello quando t’avanza… Comunque, giacché mi sono allontanato per così tanto tempo, ed avendo ritagliato un pezzettino di tempo quer questa cosa, voglio rendere omaggio a tutti quelli che sono transitati da qui in queste settimane di mia latitanza con un paio di cose: una piccola raccolta di foto che si chiana “Artists only” e poi una rivisitazione di un mio vecchio pensiero che ho già pubblicato da queste parti. Buon tutto a tutti, ma soprattutto scusate se mi sono assentato dai vostri blog, cercherò di rimediare, promesso!


Diamo per scontata la natura meticcia dell’uomo (in quanto specie e non genere), figlio di quell’abnorme ed innaturale incrocio tra le oche di Lorentz e il cane di Pavlov. Siamo il frutto bastardo dei condizionamenti ambientali, dunque, nel recuperare il senso etimologicamente più puro della parola politica, siamo parte tutti, chi più chi meno, di un complexus cui contribuiamo dialetticamente. L’artista non fa eccezione, anzi, egli può considerarsi come una sorta di soggetto eversivo (nel senso latino dell’e-vertere, cambiare direzione) giacché, come un’antenna, capta più o meno consapevolmente i segnali del proprio ambiente sociale e culturale (quindi politico) e, filtrandoli col proprio vissuto, li trasforma in determinazione creativa. Questa è talora in grado di anticipare ogni processo di trasformazione anche quando sensibilità non avvezze all’immaginazione – quindi ad andare oltre -, non sono capaci di coglierne nemmeno i vagiti più rumorosi. Nel pensiero unico politico-economico, che declina ogni scelta alla sua compatibilità monetaristica e mercantile, ancora l’artista può creare discontinuità sistemiche. Cioè, non si sostiene che non possa vivere, guadagnandoci, con la propria arte, solo che non è questa la sua ragion d’essere. In realtà, la creazione artistica appartiene, per la parte che riguarda il suo percorso, all’immaginazione che l’ha prodotta, non può essere alienata (venduta) giacché quel percorso è già stato compiuto: almeno quella, quindi, non è una merce poiché svanisce col prodotto finito. Questo, poi, appartiene invece a chiunque possa goderne perché egli vi vedrà ciò che il proprio vissuto gli suggerisce, in un rapporto dialettico con l’opera che quindi non è più esclusiva proprietà del suo autore o di chi l’ha acquistata, ma diviene bene condiviso, cioè di tutti, dunque di nessuno. Di più, il vissuto che impone una lettura differente e soggettiva dell’opera d’arte, ne rende l’essenza di antimerce, giacché la merce è tale solo se ne è garantita la riproducibilità seriale. Una famosa catena di ristorazione, molto gradita a palati prelogici, fonda il proprio successo planetario sulla omogeneità del gusto dei propri prodotti nei cinque continenti. Viceversa, si deve pagare un biglietto per vedere la Gioconda che non ci appartiene materialmente, ma la sua essenza è un pezzo della nostra storia culturale, dunque è di ciascuno in modo differente giacché interagisce dialetticamente con i diversi. Chi possiede materialmente l’opera si illude soltanto di detenerne il controllo. È altresì evidente che vi sono artisti (sic!) che spacciano le proprie opere per arte, ed invece utilizzano escamotagé tecnici per creare nuove merci. Sono più attenti a che il prodotto finito sia monetizzabile che non ad esprimere la propria creatività; dunque, la loro creazione nasce alienata da un proprio stesso “Io” non liberato. La vera arte, cioè quella che non si accontenta di variazioni su modelli prestabiliti, ma si sforza di esprimere i bisogni interiori dell’uomo e dell’umanità, non può non essere rivoluzionaria, cioè non aspirare a una ricostruzione completa e radicale della società, non fosse che per affrancare la creazione intellettuale dalle catene che la ostacolano e per permettere a tutta l’umanità di elevarsi ad altezze che solo geni isolati hanno raggiunto nel passato. (…) Lo scrittore – egli dice – deve naturalmente guadagnare dei soldi per potere vivere e per poter scrivere, ma non deve in nessun caso vivere e scrivere per guadagnare dei soldi. Lo scrittore non considera affatto i suoi lavori come un mezzo. Essi sono dei fini per sé, sono così un poco un mezzo per lui e per gli altri che, al caso, egli sacrifica alla loro esistenza la sua esistenza. (…) In materia di creazione artistica, importa essenzialmente che l’immaginazione sfugga a qualsiasi costrizione, non si lasci imporre una falsariga sotto alcun pretesto. A coloro che ci spingessero, oggi o domani, ad acconsentire che l’arte fosse sottoposta a una disciplina che consideriamo radicalmente incompatibile con i suoi mezzi, opponiamo un rifiuto senza appello e la nostra volontà deliberata di far valere la formula: ogni licenza in arte. La condizione della cultura e della produzione artistica, in definitiva, è quella di rimettere in discussione gli assiomi del pensiero unico, introducendo il concetto di condivisione contro la barbarie del controllo assoluto. Chi è capace di immaginazione, quindi di creazione, si sottrae a questo controllo, lo supera e va oltre il senso comune, esprime la forma più alta di partecipazione politica. “La bellezza salverà il mondo”, afferma il principe Miškin, nell’Idiota di Dostoevskij. Al contrario “I vandali, valendosi dei loro mezzi barbari, cioè estremamente precari, distrussero la civiltà antica in un angolo limitato dell’Europa. Attualmente è tutta la civiltà mondiale, nell’unità del suo destino storico, che vacilla sotto la minaccia di forze reazionarie armate di tutta la tecnica moderna. (…) la situazione della scienza e dell’arte è divenuta intollerabile. In ciò che di individuale conserva nella sua genesi, nelle qualità soggettive che mette in opera per dedurre un certo fatto che implica un arricchimento oggettivo, una scoperta filosofica, sociologica, e scientifica o artistica, appare come il frutto di un caso prezioso, cioè come una manifestazione più o meno spontanea della necessità. Non è possibile trascurare un simile apporto sia dal punto di vista della conoscenza in generale (che tende a far sì che si sviluppi l’interpretazione del mondo) sia dal punto di vista rivoluzionario (che, per arrivare alla trasformazione del mondo, esige che ci si faccia un’idea esatta delle leggi che ne governano il movimento). Più particolarmente, non è possibile disinteressarsi delle condizioni mentali in cui quest’apporto continua a prodursi e, allo scopo, non vigilare affinché sia garantito il rispetto delle leggi specifiche cui è legata la creazione intellettuale. Ora il mondo attuale ci obbliga a constatare la violazione sempre più generale di queste leggi, violazione cui corrisponde necessariamente un avvilimento sempre più manifesto non solo dell’opera d’arte, ma anche della personalità ‘artistica. Si può non condividere tutto ciò, ma non v’è dubbio che pezzi consistenti di chi detiene il potere, ed altrettanti di coloro che vi aspirano, si fanno venire l’orticaria quando sentono parlare di arte e cultura, tranne che non abbiano l’intenzione di ingabbiarle in nuove ed annichilenti strutture prima che possano cominciare ad esprimere il proprio dirompente potenziale, finalmente civile e liberatorio.

20 pensieri su “Ritorni!

  1. Grazie, Giò. Semplicemente, grazie per questo post.

    Qui si vola alto e, nei casi come questo, il tempo risulta azzerato perché si esce dal cono degli eventi e si può anche scegliere di sedersi per cinque minuti in qualsiasi tempo: passato, presente e futuro.

    • Grazie a te!!! L’obiettivo comunque rimane quello di sedersi fuori del tempo, perché quello passi senza che si senta il bisogno di fermarlo, anche solo per un attimo. Così, forse, si può provare la vertigine del volo rimanendosene seduti per tutto il tempo che occorre, senza che il tempo sia! :-) Buon tutto!

    • Beh, non dico che avevo le crisi di astinenza, ma mi dispiaceva continuare a lungo la mia latitanza. Grazie Mr, a presto e buon tutto!

  2. … a volte la vita ci fagocita, impone nostro malgrado ritmi forzati

    un ritorno alla grande ^ _ ^ bello mi piace soprattutto il concetto dell’artista eversivo… e quel .. ” La vera arte, cioè quella che non si accontenta di variazioni su modelli prestabiliti,i bisogni interiori dell’uomo e dell’umanità, non può non essere rivoluzionaria”

    complimenti… bel post davvero e splendide immagini

    • Ho la sensazione, in questi tempi grami, che la vera arte sia proprio quella di trovare il tempo per avere tempo!!! Grazie :-)

    • Ma figurati, anche io sono piuttosto latitante ultimamente. Ed anche per me è sempre un piacere leggerti. Buon tutto Cristiana. :-)

  3. ” Lo scrittore – egli dice – deve naturalmente guadagnare dei soldi per potere vivere e per poter scrivere, ma non deve in nessun caso vivere e scrivere per guadagnare dei soldi. Lo scrittore non considera affatto i suoi lavori come un mezzo. Essi sono dei fini per sé, sono così un poco un mezzo per lui e per gli altri che, al caso, egli sacrifica alla loro esistenza la sua esistenza.”

    Il passo che mi è piaciuto di più, e nel quale nel mio piccolo, insignificante ruolo di “parolaia autodidatta”, mi ci ritrovo. Questo tempo che strappo ad altre cose, quando vado a lavorare senza aver neppure pranzato, poichè ero intenta a scrivere dei miei deliri, quando lego i capelli in uno smunto codino per non aver avuto il tempo di lavarli, che più m’urgeva terminare una frase, e maniacalmente cercare l’aggettivo giusto che la completasse, e la soddisfazione di aver teminato un racconto che poi, durante tutto il resto della giornata, mentalmente ripasserò, frase per frase, valutando modifiche o semplici spostamenti di virgole.
    Sono questi i momenti che danno un senso alla mia vita.
    Io sono irrefutabilmente, completamente me stessa, quando scrivo

    «Così resto nuovamente sola e, come puoi leggere nel diario, quando sono sola sono forte»
    Anaïs Nin

    Dalla scrittura traggo la forza per andare avanti, non potrei mai considerarlo un lavoro perchè per me è solo puro, egoista, egocentrico, e nello stesso tempo, solitario piacere.
    Libertà assoluta.

    Questo tuo post lo ricordavo benissimo: un scritto da cui trarre infinite riflessioni e che assolutamente condivido.
    Non devi scusarti della latitanza, nel frattempo stavi facendo qualcosa di altrettanto bello, mi par di ricordare.
    Scusami se nei commenti troppo spesso mi c’intrufolo parlando delle mie esperienze: chi ha la malatia delle parole, cerca sempre di lasciare (quanto inconsapevolmente?) una traccia del suo passaggio.

    Bellissime le foto.

    Bentornato, Giò :)

    • Invadi come, quando e quanto vuoi il mio blog… le esperienze personali sono sempre nate dal confronto col resto del mondo, dunque, quelle, forse più che le riflessioni sui massimi sistemi, sono spunti di riflessione autentici. Sono sempre molto contento di leggerti e grazie per i tuoi apprezzamenti. Buon tutto tutto, davvero! :-)

    • Ma forse l’arte è (o dovrebbe essere, sempre che sia autentico atto creativo) entrambe le cose. Tutto sta nel saperne cogliere questi aspetti, nell’intelligere la sua capcità di guardare oltre, oltre l’orizzonte, dove c’è – ci deve essere – sempre qualcosa d’altro. Grazie V. :-)

  4. Me lo ricordo questo post. Mi è piaciuta molto questa scelta oziosa. Sono cose che io so apprezzare ed infatti così è stato. :)
    Ciao Giò bentornato. Belle foto, solo che sono un po’ piccole (nel senso che se ci clicco sopra non si aprono) e non riesco a capire il signore anziano (con gli occhiali) cosa sta realizzando.
    Ma quant’è bello l’ozio? È così appagante. A me dispiace tanto per quelli che non hanno un’ indole pigra ed oziosa, poverin*. :)

    • L’ozio non è un vizio, ma un privilegio… e chi non ozia, o non sa oziare: bisogna perdonarli perché non sanno quello che fanno. Bentrovata anche a te. :-)
      Oh, a proposito, per le foto hai proprio ragione… credo di avere ne consente sbagliato quando le ho convertite dal formato di stampa a quello che ne consente il caricamente sul web. Ero distratto dal desiderio di oziare :-)

        • Il signore con gli occhiali è un vecchio amico che ha il mio stesso nome ed è un magnifico argentiere immerso nel suo laboratorio, intento a studiare il disegno d’un nuovo splendido capolavoro d’intarsio e martellatura. :-)

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