Mesi così..!

Agosto è uno di quei mesi così… come si dice, un po’ blasé, roba da scansafatiche che se ne stanno con le mani in mano, è un mese poco serio. Ad agosto spesso si passa del tempo senza far niente, e ci si trincera dietro la falsa necessità del riposo o altre simili amenità. Ad agosto solo gli intelletti più illuminati rimangono a sostenere i PIL dell’universo, ed hanno quello sguardo compassionevole e tollerante nei confronti del resto brutale dell’umanità, quella che indugia negli ozi quando non eccede nei vizi. Si rischia un contagio negativo: mi è giunta voce che ci sono taluni che, non potendo usufruire delle vacanze agostane, se ne rammaricano pure, non “tengono vergogna”. Ma come, vi si concede il lusso di entrare a far parte di quel club di eletti che hanno in mano i destini dell’intera umanità e ve ne lagnate? Non c’è più ritegno. Oh, certo, c’è un bel po’ di manigoldi che non fanno nulla neanche nel resto dell’anno, adducendo scuse meschine come non “trovo lavoro”, masse di gente che finge di lavorare e in realtà parassita le migliori energie della società, che ne so, i lavoratori dipendente – non parliamo degli statali – o quelli che fingono di essere sottopagati e che non si fanno vacanze milionarie perché dicono di non aver soldi e in realtà perseguono il duplice scopo dell’ozio – padre dei vizi – e il desiderio eversivo di non far ripartire l’economia: è in questi soggetti che si alligna la violenza, la volontà estrema di far esplodere le contraddizioni, di puntare alla guerra civile. Agosto è zeppo di queste masse claudicanti, si capisce poi perché è un mese che se ne va senza lasciare traccia di sé. dettagli e orizzonti23Settembre invece è un mese serio, finalmente roba da veri uomini, uomini che preparano le guerre perché hanno a cuore la pace (eterna), uomini che portano sulle spalle l’onere delle sfide più ambiziose, che non arretrano mai, che non si concedono la tregua della riflessione, i signori del “fare”, che non si nutrono di grandi discorsi, di teorie sui massimi sistemi, che sanno che di cultura non si mangia, che “non è bello ciò che è bello ma quello che dico io è giusto”, che praticano la democrazia binaria – o si o no, il “non saprei ragioniamo” è roba da femminucce -. Settembre è mese maschio, e chi lo vorrebbe caldo è perché si lamenta del nulla ed ha solo nostalgia di agosto, peggio, soffre di caldane. A settembre si fa sesso (meglio se a pagamento, così l’economia gira), mica ci si mette a perdere tempo indugiando nei preliminari del fare l’amore; a settembre si leggono le quotazioni in borsa, mica si ridà una sbirciatina a Sartre; a settembre c’è il campionato di calcio e ci sono i posticipi, non penserete di uscire di sera per andarvene in teatro a vedervi “L’opera da tre soldi”? A settembre c’è il fast food, l’apericena (ci sono anche ad agosto, ma le praticano solo quelli che sono avveduti e non si fanno corrompere dall’inettitudine), non ci si può mettere ai fornelli per tre o quattro ore per una spaghettata; settembre è mese di bollicine e drink, non certo di vino rosso del contadino. E io? Io, in che mese vivo? Facciamo luglio e non se ne parla più.

Giro di boa

Vi ho già detto che ho iniziato un altro libro? e quando ciò accade, talvolta mi succede di tornare con la memoria a quello precedente, nella fattispecie l’ultimo che ho pubblicato (eccolo). Anzi, per desiderio di condivisione, ve ne posto qui l’incipit, per chi avesse voglia e tempo di leggerselo (scusate, non sono sicuro sia la versione definitiva, faccio confusione coi file, ma credo di si, in caso contrario perdonate i refusi e qualche frase sconnessa). Comunque, per quanto riguarda quello che sto scrivendo, credo di essere al giro di boa… credo, giacché non è facile capire quando questo traguardo sia stato veramente raggiunto. Pensieri angosciosi mi assalgono: riuscirò a completarne la prima stesura per quest’estate? Ahimè, temo di no. Per fortuna ho preso appunti, e, come ho già scritto in altro post, la cosa più importante, in questo momento, è proprio che riesca a fare tesoro di creatività rinate poiché presto le mie capacità astrattive saranno sostituite, e senza remissione di peccati, da rigorosi razionalismi. E che ho troppe cose da fare. C’è questo recital coi miei testi da mettere in scena (vi renderò edotti anche su questo, e a breve), forse anche un’altra cosa (non è certa, dunque mi astengo dal parlarvene) e poi sono impegnatissimo nell’attività che più mi aggrada: non far nulla, lasciarmi cullare dalla noia, farmi seppellire dall’ozio, con annessi e connessi. Come si fa a pensare di poter articolare pensieri di senso compiuto quando possiamo starcene a fumarci una sigarettina davanti ad un vertiginoso tramonto sul Mar d’Africa? dettagli e orizzonti56A proposito, ieri c’erano onde alte un paio di metri e sono stati avvistati proprio sotto costa tre squali. Roba da Oceano Pacifico; credetemi, una meraviglia che mi dispiace di non poter condividere con voi. Ma non voglio divagare e ritornando al nocciolo della questione, Sartre diceva che l’infelicità degli uomini sta tutta nel non sapersene stare dentro una stanza da soli senza far niente. Sottoscrivo. Comunque non pretendo che questa sia una condizione esistenziale assoluta, talvolta qualcosa si deve produrre, se non per i posteri, almeno per evitare precoci derive verso l’inebetimento. Occorre starsene col cervello all’erta, ma proprio per questo qualche volta bisogna lasciarlo in pace, non tormentarlo con necessità che tali non sono. Calma, bisogna stare calmi. “Dove s’arriva si mette punto”, recita un detto delle mie parti, non aulico ma efficace nella sua mostruosa sintetica semplicità. Ed io, almeno per il momento, ho proprio deciso di prendermela comoda: “Take it easy” a tutti, allora.

Nausee e partenze

Viviamo tempi grami, poca consolazione dal mondo d’intorno, scarse prospettive interessanti nel lungo periodo – ma anche nel medio e nel breve… sic! -. Unica personalissima consolazione (a parte la noiosa preparazione dei bagagli), tra qualche giorno mi concederò un breve, ma certamente corroborante, soggiorno nel Mar d’Africa, lì dove tutto ebbe inizio (per festeggiare l’occasione qualche vecchia polaroid a corredo di quanto scritto). Non credo che trascurerò il blog, intanto beccatevi questa cosa, mentre io mi preparo un’orata pescata ad Orbetello, “all’acqua pazza”, nella prospettiva d’un dentice di Portopalo:
In viaggio
“Io vedo l’avvenire. È là posato sulla strada, appena un pò più pallido del presente. Che bisogno ha di realizzarsi? Che ci guadagna? La vecchia s’allontana zoppicando, si ferma, si tira su una ciocca grigia che le sfugge dal fazzoletto. Cammina, era là, ora è qui… non so più come sia: li vedo, i suoi gesti, o li prevedo? Non distinguo più il presente dal futuro, e tuttavia la cosa continua,si realizza a poco a poco; la vecchia avanza per la via deserta, sposta le sue grosse scarpe da uomo. Questo è il tempo, nè più nè meno che il tempo, giunge lentamente all’esistenza, si fa attendere, e quando viene si è stomacati perchè ci si accorge che era lì già da un pezzo.
Il passato è un lusso da proprietari. Ed io dove potrei conservare il mio? Non ci si può più mettere il passato in tasca; bisogna avere una casa per sistemarvelo. Io non possiedo che il mio corpo; un uomo completamente solo, col suo corpo soltanto, non può fermare i ricordi, gli passano attraverso.-Riflessi
L’essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità. Esistere è essere lì, semplicemente : gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare ma non li si può mai dedurre. C’è qualcuno, credo, che ha compreso questo. Soltanto ha cercato di sormontare questa contingenza inventando un essere necessario e causa di sé. Orbene, non c’è alcun essere necessario che può spiegare l’esistenza: la contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare… ecco la Nausea.” (J. P. Sartre)