Ri-scrivere

soggetti1E dopo lunga e perigliosa attesa ecco che il PC è tornato dove doveva, sul tavolino che con cura avevo approntato per lui. L’estate scorsa il vecchio portatile (portatile… ma ci volevano gli Sherpa per spostarlo) del Giurassico e che mi aveva seguito fedelmente per più di un decennio aveva deciso di esibirsi nel volo del Grande Tacchino, ed il suo rutilante e potentissimo sostituto, leggero ed aitante, mi aveva rallegrato con le sue accelerazioni parossistiche, contraddicendo con siffatto modo di agire certe mie propensioni tartarughesche. Ma come Achille piè veloce, non aveva fatto che pochi metri prima d’arenarsi sull’ingolfata strada delle fragilità tecnologiche, lasciandomi solo con la mia Moleskyne ed una biro. Senza rendersi conto delle mie esigenze s’era portato dietro, oltre a pezzi consistenti del mio lavoro, anche password e robe simili che mi consentivano l’accesso al blog. Sinché il tecnico da santificare non l’ha ricondotto a nuova e più dignitosa esistenza restituendomi le pregevolezze della scrittura col mondo e pezzi della mia memoria, ormai virtuale come si confà a questi tempi in cui il mio terziario arretrato appare anacronistico. Dunque, sono stato lontano da chi mi legge, lontano dal mio “lentissimo blog”, travolto da congiunture astrali e lavorative devastanti, condimenti di “buone scuole”, ritorni – non senza qualche ansiosa sorpresa – alla frusciante carta stampante. Devo dire che seppure non sono riuscito (non ho altro strumento d’affaccio alla rete se non il computer, col telefono in genere telefono), ogni tanto ho dato una sbirciatina agli altri blog che ho frequentato e che conto di ritornare a bazzicare perché mi sono mancati (abbiate pazienza!). Nel frattempo in giro ci si concede qualche strage, tanto per non annoiarsi, e mi sarebbe piaciuto scrivere su questo, ma forse non l’avrei fatto anche se ne avessi avuto modo, i silenzi sono spesso assai più esplicativi d’un vociare confuso. Adesso mi sono riconnesso, ma devo scappare a cose di lavoro (quella cosa che mortifica l’uomo e lo rende simile alla bestia) riproponendomi di passare a trovare tutti da qui a breve, vecchi amici che seppure non conosco so essere vecchi amici. Nella mestizia di questi giorni però volevo lasciarvi con una cosarella che ho già pubblicato qualche tempo fa e che mi ispira ripescare! Buon tutto miei cari… e che la lentezza sia con voi, lontano dal fragore delle bombe, delle mitraglie, del puzzo di petrolio! E vi auguro una vita da disertori, felicemente in fuga dalla bruttezza!

Voglio dedicare a tutti quelli che frequentano questa cosa o che passano di qui così, per puro caso, una canzone, o meglio, la traduzione di una canzone (Robert Wyatt – Free will and testament) che mi tiene compagnia da qualche lustro. E scuserete se mi sono concesso qualche licenza nel metterla nero su bianco (o bianco su nero, se vi pare) da una lingua all’altra.

Esiste il libero arbitrio, ma entro certi limiti,
e non sarò un me stesso di infinite metamorfosi,
Io non posso sapere che cosa sarei se non fossi come sono,
Posso solo immaginarmi.

Quindi, quando affermo di saperlo, come faccio ad esserne certo?
Qual’è il ragno che comprende il senso dell’aracnofobia?
Certo ho i miei sensi e la mia percezione di averli.
Sono io a guidarli? O loro a guidare me?

Il peso della polvere supera il peso degli oggetti.
Che senso può avere la gravità senza centro?
Sono libero di non-esistere?
Esiste la libertà dalla volontà-di-essere?

È puro istinto a farci agire in questo o in quel modo.
Penseremo dopo a trovare una giustificazione, o semplicemente la supporremo.
Vorrei disperdermi, scollegarmi. È possibile?
Cosa sono i soldati senza un nemico?

Essere senza peso, ma non essere per aria, esistere in assenza di aria.
Essere libero di muovermi, né frenato né sospeso.
Né nato né lasciato morire.

Sono mai stato libero? avrei potuto scegliere di non essere me?
Forze demenziali mi spingono follemente intorno a una macina da mulino.
Forze demenziali mi spingono follemente intorno a una macina da mulino.
Lasciatemi fuori per favore, io sono così stanco.
Lasciatemi fuori per favore, io sono così stanco.

 

Un altro giorno (con dedica)

Sarà perché ieri i primi raggi di sole hanno riscaldato queste latitudini cui non sono mai stato completamente avvezzo, risvegliando certe mie genetiche pulsioni africane; sarà perché ieri sera ho cucinato il cacio in carrozza e broccoletti in salsa d’arancia con discreti risultati; sarà forse perché poco prima avevo attraversato per ore desideri di urbanità frustrata senza che il imo menisco mi intentasse causa per oltraggio alla sua decadente nobiltà; sarà perché stamattina la giornata è iniziata senza l’impertinente intromissione della sveglia; sarà semplicemente perché mi va di farlo, ma voglio dedicare a tutti quelli che frequentano questa cosa o che passano di qui così, per puro caso, una canzone, o meglio, la traduzione di una canzone (Robert Wyatt – Free will and testament) che mi tiene compagnia da qualche lustro. E scuserete se mi sono concesso qualche licenza nel metterla nero su bianco (o bianco su nero, se vi pare) da una lingua all’altra.

Suoni

Esiste il libero arbitrio, ma entro certi limiti,
e non sarò un me stesso di infinite metamorfosi,
Io non posso sapere che cosa sarei se non fossi come sono,
Posso solo immaginarmi.

Quindi, quando affermo di saperlo, come faccio ad esserne certo?
Qual’è il ragno che comprende il senso dell’aracnofobia?
Certo ho i miei sensi e la mia percezione di averli.
Sono io a guidarli? O loro a guidare me?

Il peso della polvere supera il peso degli oggetti.
Che senso può avere la gravità senza centro?
Sono libero di non-esistere?
Esiste la libertà dalla volontà-di-essere?

È puro istinto a farci agire in questo o in quel modo.
Penseremo dopo a trovare una giustificazione, o semplicemente la supporremo.
Vorrei disperdermi, scollegarmi. È possibile?
Cosa sono i soldati senza un nemico?

Essere senza peso, ma non essere per aria, esistere in assenza di aria.
Essere libero di muovermi, né frenato né sospeso.
Né nato né lasciato morire.

Sono mai stato libero? avrei potuto scegliere di non essere me?
Forze demenziali mi spingono follemente intorno a una macina da mulino.
Forze demenziali mi spingono follemente intorno a una macina da mulino.
Lasciatemi fuori per favore, io sono così stanco.
Lasciatemi fuori per favore, io sono così stanco.

Chi muove