Tempi moderni

Vabbé, lo so, non sono al di sopra d’ogni sospetto in certe mie valutazioni. Deve trattarsi di invidia. Si, forse è proprio così, invidia, giacché temo il confronto. È bene che me ne faccia una ragione e accetti che certe mie posizioni per così dire, retrò, altro non sono che il frutto di talune propensioni da psicanalisi ancor più che il risultato di serie valutazioni politiche, civili, sociali, culturali… Credo si tratti di quella difficoltà che manifesto in forme crescenti dinnanzi al nuovo che avanza, con le sue accelerazioni parossistiche, cui contrappongo le mie reazioni bradipiche. Insomma, in altre parole, le mie quattro ossa dismesse, le mie discopatie, i quattro capelli che ho in testa ed i menischi in disuso, il mio abbigliamento desueto, non accettano di essere messi all’angolo da fusti ben messi, con curricoli da paura, che hanno fatto i boy scout, che, per il bene del paese, è ovvio, hanno a cura il PIL, che twittano, feisbuccano, mentre io cerco ancora l’ultimo francobollo e la carta da lettera cotonata. Ecco, non avendo argomenti estetici per contrastare la mia incombente dismissione, trovo il pelo nell’uovo, gli faccio l’analisi del sangue a questi tipi qua, DSC_0008-polaper invidia, appunto, solo per invidia. Insomma, in questa rancorosa rincorsa alla critica fine a se stessa, mi sono imbattuto nel programma del governo sulla buona scuola, quello che è andato in rete per la consultazione andata deserta, per intenderci. Del resto è cosa che mi riguarda, faccio il prof, e così comincio a fargli le pulci. Non avendo di meglio da fare noto che termini pleistocenici ed inutili come cultura e pedagogia latitano ed in questo colgo un dato allarmante; ci trovo pure scritto che lo stato non è che potrà sostenere in eterno la scuola pubblica e che perciò questa deve attrezzarsi a cercare i soldi sul mercato; mi pare pure preoccupante (ma ve l’ho detto, sono pretestuoso) che si parli di formazione solo per gli insegnanti e non per gli alunni, ed anzi questi non vengono nominati né come tali, tanto meno come studenti, scolari, allievi, ma come utenti, fruitori del sevizio… insomma, in modo certamente più congeniale al mondo che viviamo. Poi mi accorgo della questione del merito degli insegnanti e nella mia mente perversa penso subito che si tratta di un modo per mascherare una certa idiosincrasia per la costruzione di reti di relazione orizzontali, di cooperazione, intravedendovi invece un’accelerazione verso la competizione all’interno di una categoria che solo certa vulgata sessantottina e pedagogistica poteva ritenere efficace solo se operante in una dinamica collaborativa e di gruppo. Ma sono così poco attuale che mi pare già di vederlo, come in un film dell’orrore, il giorno (lontano, è ovvio) in cui in una silenziosa e dimessa sala docenti, i fortunati vincitori del premio di consolazione, delle agognate sessanta Euro lorde in più al mese, dopo un quindicennio di blocco stipendiale, meritevoli sopra ogni dubbio, se ne andranno in giro a capo chino, pudici per quel giusto riconoscimento che forse non hanno nemmeno chiesto, e gli altri, me compreso, invece chineranno il capo della sconfitta, come attraverso Forche Caudine… un incubo, ma la mia è solo invidia, invidia per aver perso tempo a leggere Rousseau e don Milani, anziché impegnarlo adeguatamente ad aggiornarmi, a formarmi meglio, sulle strategie di marketing.

10 pensieri su “Tempi moderni

  1. Giò, noi non possiamo perdere perché abbiamo padri come Piero Calamandrei.
    Noi abbiamo pagine come questa da opporre all’arroganza, alla prepotenza, all’ignoranza.

    Ce l’abbiamo fatta allora, ce la faremo anche adesso. Io rileggo Calamandrei e ho le lacrime agli occhi, perché riesce a capire e a rispondere dal passato. Come se fosse presente oggi.

    • La questione della scuola della Costituzione è ancora aperta. Occorre partire dall’assunto che c’è stato negli anni passati un progressivo avvicinamento a quel modello, sino, almeno, alla metà degli anni’90. Poi l’improvviso colpo di reni restauratore, il ripiombare in un limbo grottesco, con la scuola che diventa una specie di salvadanaio e il frequentarla qualcosa che rassomiglia ad una malattia esantematica, come la varicella e il morbillo. Esiste in parlamento una legge di iniziativa popolare ormai da anni per la “scuola della Costituzione“, ma lungi dal discuterla si propongono soluzioni che non meritano commenti, vanno solo lette per comprenderne il vuoto siderale da cui sono alimentate. Il discorso di Calamndrei è una pietra miliare, ma Calamandrei, Terracini, i padri costituenti, proprio perché il loro era un progetto partecipativo e dialettico, e non di mera affermazione individuale, oggi avrebbero una considerazione nulla. Le argomentazioni non esistono più, il ragionare pacato ed analitico è roba noiosa e d’altri temi. Frasi fatte, argomentazioni regredite – anche linguisticamente – e di pancia, sono le uniche che paiono avere cittadinanza. Sembra che la scuola dia fastidio proprio perché, pur tra mille contraddizioni, lì dentro ancora si discute, si fa la diagnosi della “malattia” e se ne propone la cura. E’ presidio di civiltà, istituzione di formazione sociale, come dice la Costituzione. Ha, dunque, un significato eversivo rispetto al pensiero unico del modernismo senza progresso, della competizione in quanto principio ideologico, giacché presuppone la costruzione di sistemi di relazione, di produrre merito senza lasciare nessuno indietro, di privileggiare la solidarietà al divide et impera, alla mors tua vita mea.
      Grazie per il tuo intervento… :-)

  2. … perchè “il progresso” dovrebbe andare di pari passo con un innalzamento dell’etica e della cultura degli uomini … ma, a quanto pare, così non è.
    Un saluto.

    • E’ ciò che si apprende nelle istituzioni di formazione sociale, e la scuola, secondo la nostra Costituzione, è esattamente il luogo fisico in cui questa consapevolezza dovrebbe maturare. Ho la sensazione che il suo progressivo smantellamento, soprattutto in quanto istituzione pubblica ed indipendente, dunque contenitore e promotore di valori condivisi e non di divisioni, sia frutto di un disegno che mira proprio a sovvertire i paradigmi morali più elementari, impedendo la costruzione dello spirito critico collettivo che a quelli, inevitabilmente, farebbe riferimento. Grazie Mr. Un saluto anche a te.

  3. Quante risorse per la scuola pubblica si libererebbero se si attuasse la norma della costituzione in materia di libertà educativa e scuole private che recita “Senza oneri per lo stato”?
    Cito a memoria per cui può benissimo essere che io abbia inventato tutto e non esista niente di simile e che ciò sia solo frutto di un mio sogno in stato di veglia.

    • E no, questa cosa non l’hai sognata… ed è una parte rilevante dell problema. Ma ce n’è un’altra, legata alla volontà di trasformazione della scuola pubblica in una istituzione aziendale, dove non esiste un humus condiviso di valori, progetti, culture, ma una strategia di marketing. E la cosa buffa è che c’è in giro un sacco di gente che si bea di questo progetto di restaurazione citando a sostegno di scelte indecorose (ma quanto poi così attinenti a quel dettato costituzionale di cui giustamente parli) Don Milani o chissà chi altri. Ma su di un muro di Barbiana un bambino cubano scrisse :”Yo escribo porque me gusta estudiar. El nino que no estudia non es buen revolucionario”. (Io studio perché mi piace studiare. Il ragazzo che non studia non è un buon rivoluzionario). Che sia questo che terrorizza? E poi quanto è bello essere visionari e sognare ad occhi aperti in stato di veglia, fosse anche in un’aula d’una scuola, una scuola di periferia, o in quella al margine di un bosco… :-)

  4. Leggendo queste tue note sulla scuola (ma vale anche per molti altri settori), capisco che i “fuori moda” sono loro, che ripropongono la politica neoliberista che imperversa negli anni ’80, anni dove è iniziato tutto il male. Il neoliberismo ha fallito, e, paradossalmente imperversa, e viene venduto come nuovo, panacea di tutti i mali (come il veleno antidoto del male… non vale sempre, in politica ed economia mai).

    • Ahimè, il tuo ragionamento mi sembra estremamente corretto. Esiste ormai la morsa asfissiante di un pensiero unico iperliberista che viene spacciato impunemente per modernissimo e post ideologico, ma ha la faccia truce delle ideologie assolutiste giacché nega diritto di legittima cittadinanza ad ogni forma dialettica di dissenso, non più reprimendole, ma semplicemente sbeffeggiandole, marginalizzandole, ignorandole. Il problema vero è che le forme dialettiche del dissenso non hanno nemmeno rappresentanza concreta nelle istituzioni. E allora non rimane che pensare al “che fare”, e se non ora quando? Sarebbe il caso proprio di ripartire dal mettere in rete finalmente tutte queste esperienze, lasciare che dialoghino tra loro e ritrovino o ricreino gli spazi fisici del confronto, rilanciando una proposta visionaria per il mondo, anzi, per ognuno dei mondi conosciuti. La fantasia al potere? Forse, per il momento, basterebbe dare semplicemente vita alla fantasia, poiché il potere a chi ne ha tanta ed ha voglia di spenderla, non interessa. E se si diffonde, la fantasia, intendo, l’atto creativo quotidiano e permanente, chissà che il potere non divenga semplicemente inutile. Buon tutto caro mio! (restiamo umani, si spera)

    • Ti ringrazio Mr, grazie davvero. Spero che anche tu possa passare uno splendido Natale. Ti leggo sempre molto volentieri sul tuo blog e sono sempre contento di ritrovarti dalle parti del mio. Buon tutto! :-)
      Giò

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