Vite in cambio

Non è per me consueto parlare di un libro in questo spazio. Ma talvolta le storie sono talmente belle e profonde che non ci si può sottrarre. Di più, se ormai da anni ho dismesso di praticare i saggi storici, riscoprirne uno che è capace di suggerire soluzioni narrative proprie di un grande romanzo è assai difficile. Dunque, “Vite in cambio”, di Santino Gallorini, ha queste caratteristiche. E’ un libro scritto bene, che si legge con grande facilità, e veicola ottimamente le vicende legate a Gianni Mineo, partigiano e pugile siciliano, che dalla sua Bagheria si ritrova ad operare come spia dei repubblichini prima, quindi come controspia dei partigiani. Erano anni di barbarie oltre ogni immaginazione, e lo scenario delle vicende narrate da Gallorini è quello delle stragi naziste: Vallucciole, Partina, Civitella… invito libro Gallorini.Centinaia di morti immolati ad un desiderio di sterminio che è parte arcaica e mai sopita di umanità represse. Mineo si muove con i tratti dell’eroe, ma il suo eroismo risponde a desideri di disseppellimento di quell’umanità sepolta dagli orrori di una guerra folle, folle come ogni guerra. Non indugia nella ricerca di allori, medaglie, prestigi personali e politici, riconoscimenti. Egli agisce da uomo, mostrando proprio nella normalità delle sue scelte la cifra più alta del suo eroismo. Opera perché la pulsione più forte che sembra muovere ogni suo gesto è proprio il rifiuto connaturato della violenza. Eppure le sue scelte non sono affatto scontate, giacché gli imprinting che l’immaginario collettivo sembra avergli cucito addosso sono ben altri. Conosce assai presto gli orrori della violenza, allorché il padre sparisce per “lupara bianca” in una Sicilia ancora (o forse già) senza leggi. Quando si arruola come carrista nell’esercito, lo fa quasi volesse esorcizzare l’individualismo del clima culturale e sociale dominante nella sua epoca, e lo fa perché non è disposto a pensare solo ad un “sé” assoluto. Dimostra, dunque, il suo profondo distacco da quel “sé” in ogni istante che seguirà a quella scelta, quando comprenderà che altri necessitano di lui, della sua forza, di quel caparbio attaccamento alla vita sua e degli altri, e di quella sua virtù di persuasione che ce l’ha restituito, dopo oltre settant’anni di inspiegabile oblio, come un punto di riferimento “culturale”. Il suo modus operandi è quello di un continuo rimettere in discussione il paradigma secondo cui l’uomo sia una sorta di monade irredimibile rispetto agli insegnamenti ricevuti, rispetto al sistema di valori cui è stato destinato. Quanto sembra distante quel personaggio che ricerca, come per rispondere ad un istinto primordiale lontano da ogni condizionamento, la vita, che rifiuta la guerra ed ogni beneficio la propria condizione contingente possa offrirgli, da certe devianze opportunistiche di questi nostri tempi. L’atto definitivo che ce lo restituisce “storico” è quel mettere a repentaglio la sua stessa vita per salvare oltre duecento persone rinchiuse in una chiesa dai nazisti, pronte ad essere immolate sull’altare dell’ennesima rappresaglia: duecento persone in cambio di una, quella di un ufficiale tedesco. Il colonnello era stato fatto prigioniero da un gruppo di slavi riusciti a fuggire dagli orrori del non lontano campo di concentramento di Renicci, vergogna questa tutta italiana che ha mietuto 159 vittime. In un rincorrersi di rocamboleschi eventi, Mineo ed il suo compagno d’avventura, il partigiano Rosadi, trattano con gli slavi, liberano l’ufficiale tedesco e consentono il rilascio di quegli innocenti pronti ad essere sacrificati in nome e per conto della superiorità razziale. E poi il gesto più “folle” di tutti: Mineo non sfila quale eroe, non ha scalpi nemici da esporre, non mette in mostra lustrini e tessere, non si fa trovare pronto ad essere portato in meritato trionfo. Mineo letteralmente svanisce, recando gelosamente i suoi diari e la sua storia con sé, spiazzando il sacro convincimento del “nulla per nulla”. Un ringraziamento allora anche a Santino Gallorini, che con impegno pervicace nel ricostruire e raccontare i fatti di “Vite in cambio” è riuscito a darci prove significative circa la possibilità di ribaltare rapporti di forza sproporzionati, paradigmi granitici, che negano la possibilità che si possa riconquistare un’umanità perduta, svenduta al peggiore offerente. Con Gallorini e del suo Vite in cambio si parlerà a Bibbiena, il 13 febbraio (vi allego l’invito nell’immagine a corredo di questo post, per chi si trovasse non troppo lontano ed abbia voglia di ascoltare una storia “bella”).
E per chi volesse saperne di più, eccovi qualche indirizzo. Buon tutto miei cari!
Gianni Mineo e Giuseppe Rosadi – Gli EROI dei “giorni della Chiassa”
La Freccia Verde

20 pensieri su “Vite in cambio

  1. Me lo segno perché mi sembra un libro per nulla banale, e racconta una storia da tenere bene in mente, sempre. E poi, l’editore, essendo no nuno grande, merita sostegno e considerazione.

    • E’ vero, non è un libro banale, ed è scritto bene soprattutto perché lo stile narrativo accompagna una storia potente, senza essere invasivo, senza approfittarne… Buon tutto e grazie! :-)

  2. Pingback: Buone letture | nottebuiasenzaluna

  3. Bella recensione e ottimo invito alla lettura! Il vero eroismo è quello di riuscire a essere semplicemente se stessi, cercando la propria normalità: solo così ciascuno di noi ritrova la propria straordinarietà.

    Mi sono permesso di farti da echo e “ribloggare” ! :-)

    • Devo dire che è un libro che mi ha sorpreso, anche per ciò che dici riguardo al concetto di eroismo… E ti ringrazio davvero per aver “ribloggato” la recensione. Spero che questi inviti alla lettura siano davvero uno strumento di contagio positivo. Buon tutto e buone letture, qualunque esse siano.

  4. Accetto sempre volentieri dei suggerimenti sulle letture, tra l’altro la storia e le biografie sono i temi che preferisco, quelli che, facendo riflettere su fatti realmente accaduti, possono sempre insegnarci qualcosa.
    Un saluto e l’augurio di una buona serata.

    • La storia è una maestra di grande talento, ha studiato pedagogia molto meglio di tanti insegnanti (me compreso)… Ma qualcuno l’ha condannata ad un lungo precariato. Sic!!!
      Un caro saluto ed una buona serata anche a te

  5. “E poi il gesto più “folle” di tutti: Mineo non sfila quale eroe, non ha scalpi nemici da esporre, non mette in mostra lustrini e tessere, non si fa trovare pronto ad essere portato in meritato trionfo. Mineo letteralmente svanisce, recando gelosamente i suoi diari e la sua storia con sé, spiazzando il sacro convincimento del “nulla per nulla”

    Questo passo racconta tutto.
    Mi ha commosso l’immagine di lui che svanisce, portando con sè i suoi diari e la sua storia, rifiutando l’immagine dell’eroe per preservare quella dell’uomo.

    Bellissimo.
    Un saluto, Giò :)

    • E’ un personaggio che proprio per questo suo modo assolutamente inedito per questi nostri tempi, diventa punto di riferimento paradossalmente attualissimo. E lo è ancora di più perché aspira a ricompense alte, non quantificabili, non mercantili. Non baratta la sua umanità con nulla, giacché è l’unica moneta di scambio di cui decide di disporre. E’ semplicemente un esempio, non di eroismo ma di umanità profonda e perduta.
      Un caro saluto anche a te! :-)

  6. Interessante, soprattutto perché non sembra essere noioso. Nel frattempo l’ho aggiunto alla lista dei libri che vorrei acquistare.
    Ciao :)

  7. prendo nota… :)
    un tema importante… una recensione accurata… bello quando il blog oltre ad essere uno strumento di espressione, diviene, altresì, un canale di informazione
    grazie per la segnalazione.^ _ ^

  8. Ciao Giò!
    Sono passati dei mesi, ma non potevo non passare per un saluto!
    Come va a scuola? Io aspetto Pasqua, non ne posso più 😉
    Ti lascio tanti cari saluti!

    • Ciao Flor, ben ritrovata… Eh! la scuola. Come sai questo è il peiodo peggoopre dell’anno tra scrutini e roba simile. Per di più ho anche assillanti problemi sindacali, ora anche le elezioni per il rinnovo delle RSU! Altro che Pasqua! La pensione mi ci vorrebbe :-) Un caro saluto
      P.S. Scusa se latito un po’ dalla rete e, dunque, anche dal tuo blog!

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